C'era una volta Bologna!

Collana: Bologna narrata
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Immagini di Walter Breveglieri
Formato: 15 x 21 cm
Pagine: 112 + Copertina in brossura
Edizione: Novembre 2004
Lingua: Italiano
Illustrazioni: 23 B/N
ISBN: 978-88-7381-095-0
Autore: Faeti Benny
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10,00
8,50 €
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TRAMA
Con un’introduzione di Antonio Faeti

       Nei capitoli, o nei frammenti, che compongono il libro di Benny, si compie una scelta precisa, ribadita, indubbia: le memorie di un ragazzo vivacemente attivo, attentamente deciso a guardare tutto, a scrutare, a stabilire personali commistioni tra eventi dotati di vario spessore, sono documenti, sono, anzi, documenti sottoposti ad una ermeneutica, quella dell’autore, che indirizza e specifica la nostra attenzione. Siamo infatti ben consapevoli, leggendo, di ricevere due diverse sollecitazioni: conosciamo quella decade, abbiamo già letto di quegli anni, abbiamo visto film, riascoltato discorsi, ritrovato libri, svogliato albi, ma queste narrazioni sono diverse, possiedono connotazioni che le fanno esistere da sole, come se una generazione, un luogo, alcuni anni, una nicchia ecologica, uno spazio, una parentesi avessero trovato un cronista speciale e unico, come Salimbene, che mescolava i draghi con gli editti del comune.

[...] La memoria di Benny nasce, soprattutto, dagli esercizi di osservazione che Cinti faceva compiere ai suoi alunni. È quindi diversamente impostata, fin dall’inizio, è fondata sul valore di piccoli particolari, sull’accumulo indiziario di tante esperienze, congiunge le crepe di un vecchio muro con il colore di un giovane volto. Sappiamo tutti che il Marcel di Painter non è quello che percorre le strade di Swann: anche Benny che smonta, ritaglia, impagina, ricuce. Ma, balilla fra gli altri nell’aula lieta del maestro Cinti, di questo carissimo uomo geniale che fa guardare e fa disegnare, si dota di una memoria selettiva che è poi l’impronta stilistica di queste sue pagine e gli consente di dar tono e credibilità al mondo di cui offre le cronache.

[...] Le strade degli scrittori sono mondi: un genio come Asimov ha pensato un universo composto da una sola strada. E anche Benny, con via San Felice, ha creato un suo proprio territorio che è connotativo, catturante, seducente: sembra che il ragazzino degli anni Trenta l’abbia sempre guardata, la sua strada, con gli stessi occhi con cui il ragazzino Bruno Schulz contempla le sue “botteghe color cannella”. Perché c’è precisione documentaria, c’è un rapporto ben scandito in termini di storica esattezza, tra il micromondo e la storia, così che la compatta, e indubbia fisionomia antropologica della strada, e le date, gli accadimenti, i fatti altisonanti, si stringano in una miscela narrativa che possiede un suo sapore anche di fiaba, come le strade di Napoli per Basile e per la Serao.

[...] Ma, a ripercorrerla dopo aver letto le pagine di Benny, a ritrovarla nella sua speciale gloria ottobrina quando la struttura porticata ripropone le luci fascinose delle proprie, indubbie “botteghe color cannella”, in tramonti urbani densi di memoria e di fascino ammiccante, allora sogno, cronaca, ricordo, frammento si fondono per dire che c’è atmosfera, che c’è ancora, e allora è giusto decifrare, capire, gustare.

Antonio Faeti
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